“Con For you ho smesso di sentirmi Dio”. Intervista a Ian Mc Ewan (I parte)

Per uno scrittore, abituato a “recitare la parte di Dio” non deve essere facile piegarsi alle fantasie di qualcun altro, mettere la propria scrittura al servizio di un musicista. Eppure Ian Mc Ewan l’ha fatto, per ben due volte. Dopo vent’anni dalla composizione dell’oratorio di argomento pacifista Or shall we die?, lo scrittore britannico ritorna a collaborare con il compositore Michael Berkeley. Il risultato è l’opera in musica For You, una commedia nera che si inserisce nella tradizione dell’opera buffa, che mescola malvagità, corruzione, ironia con tanto di finale a sorpresa.

“Lavorare a questa partitura è stato come sganciarmi dalla mia precedente produzione letteraria, una parentesi. Volevo comporre qualcosa di classico, dieci scene di dieci minuti in due atti, una struttura solida. Il mio compito era consegnare al compositore una gamma più vasta possibile di emozioni, come una tavolozza dove spazi bianchi e parole sono altrettanto importanti. Come scrittore sono abituato a fare la parte di Dio, faccio quello che mi pare; come librettista sono un angelo che dà al musicista l’occasione di esprimersi in musica usando le parole, a patto che si possa muovere nella massima libertà”.

Musica nella forma e nel contenuto per Mc Ewan che mette al centro di For You l’ennesimo personaggio egoico e corrotto, il compositore Charles Frieth, che si appresta a mettere in scena il suo capolavoro. Demoniac Aubade - Alba Demoniaca è il titolo dell’opera che riassume il paradosso nella vita di Charles: l’incapacità di conciliare il desiderio smanioso di mantenere il potere con la propria inevitabile decadenza.

“Questa storia riguarda la moralità dell’arte e dell’artista e pone un grande interrogativo: dobbiamo permettere all’artista di vivere libero nella società, svincolato da regole, contrario ai nostri principi? Dobbiamo perdonarlo? Sono molto antiromantico in questo senso, d’accordo possiamo ammettere che in ogni epoca ci sia un grande artista che si comporti in modo non edificante anche se non è giusto, ma non è questa la strada. L’artista deve immergersi pienamente nel mondo, esprimersi all’interno di regole e principi condivisi dalla società. Solo così, operando dentro un preciso contesto, si può raggiungere lo scopo dell’arte che è quello di esprimere l’animo umano”.
(continua)

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Mi, 08.12.2010 0

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15.01.2010

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