Varsavia, al museo di Chopin toccare non è vietato

È finito il tempo del guardare, ma non toccare. Nell’era del consumismo attivo e responsabile anche la cultura si apre all’interattività. Accade così che a Varsavia il nuovissimo Chopin Muzeum, appena aperto al pubblico e già prenotato da visitatori fino a giugno, rivoluziona completamente l’idea del museo.

Grazie a nuove e sofisticate tecnologie il museo, partorito dalla mente di due architetti italiani Ico Migliore e Mara Servetto e costruito all’interno di un sontuoso palazzo del 1600, offre un panorama completo e approfondito della vita e dell’opera del compositore polacco.

La rivoluzione inizia sulla soglia d’ingresso poiché i consueti biglietti cartacei sono sostituti da tessere elettroniche personalizzate in base alla qualità della visita. “Si va dal livello più ricco, quello del musicologo – spiega Mara Servetto – a quello più superficiale, tipico di un pubblico giovane all’oscuro della vita e delle opere di Chopin”. Nella tessera è inoltre memorizzata la lingua preferita dal visitatore.

Accanto alle tradizionali teche compaiono poi dei touch screen con cui esplorare disegni, partiture o dipinti. E poi cassetti che si aprono per liberare la musica, proiezioni o spartiti che suonano.

Scordatevi però stanze affollate o attese scomode davanti ad uno schermo, ad una teca, ad uno spartito. Al museo non accedono più di cento persone alla volta distribuite su uno spazio di 1.300 metri quadrati diviso in 70 stazioni interattive. L’idea è infatti quella di creare una conversazione privilegiata con ogni spettatore. Grazie alle tecnologie Rfid la voce che, per esempio, legge una lettera o un manoscritto, riconosce quella del visitatore e dialoga direttamente con lui.

Lo Chopin Muzeum non è l’unico caso di museo interattivo in Europa. Al Kunsthistorisches Museumdi Vienna le esposizioni monografiche prevedono da tempo rivisitazioni multimediali o tridimensionali, mentre ad Assisi “L’approvazione della regola francescana” di Giotto è stata ricostruita virtualmente per “aprirsi” e dialogare con lo spettatore.

Sono tutte tappe di una rivoluzione in corso. Più che di un edificio da visitare sarebbe forse corretto definire questi nuovi musei come spazi da vivere per rivivere un preciso momento storico, entrare così nella vita dell’artista e assaporarne fino in fondo il genio.

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Wed, 05.05.2010 0

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15.01.2010

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