The Killer inside me: Winterbottom diventa americano





Alla fine anche lui si è lasciato sedurre dal glamour hollywoodiano. A 49 anni, fiero di una carriera che lo ascrive a tutti gli effetti nel cinema d’autore, dopo aver fatto incetta di premi nei migliori festival cinematografici europei (Orso d’argento per la migliore regia a Berlino con The Road to Gantanamo, migliore sceneggiatura e colonna sonora originale a Venezia per Codice 46,  Orso d’oro a Berlino per Cose di questo mondo, miglior film al British Indipendent film Awards per Wonderland), il regista inglese Michael Winterbottom sbarca in America con il film The Killer inside me.

Atmosfere noir, risvolti psicanalitici, scenari cupi e corrotti dell’America anni ’50 non però così diversi da oggi per una storia tratta dal romanzo L’assassino che è in me, scritto nel 1952 da Jim Thompson.

Il vicesceriffo di una piccola città del Texas, Lou Ford (Casey Affleck), si invaghisce di Joyce (Jessica Alba) e attraverso la relazione con lei ritrova spiacevoli ricordi della propria infanzia. Non basta a Lou avere una donna che lo ama da quando era ragazzo pronta a sposarlo e un lavoro rispettabile. È tutto troppo normale, troppo giusto o troppo serio. L’incontro con Joyce è il pretesto per cambiare strada e iniziare un percorso di vendetta e violenza sempre più cieca che lo porterà a compiere gesti estremi e autodistruttivi. Alla base dei comportamenti di questo antieroe particolarmente pacato e perverso c’è il trauma di abusi subiti per anni dal padre e in qualche modo perpetrati da lui. Eppure, al di là di rimandi shakespeariani ed esiti melodrammatici, la spiegazione sembra essere ancora più semplice, risiede semmai nella radicale e giocosa illogicità delle relazioni umane.

“L’aspetto interessante del romanzo è più che altro l’idea che Thompson scelga di ritrarre un universo in cui le persone distruggono ogni cosa, senza voler fornire spiegazioni psicologiche – ha dichiarato Winterbottom - Perché è questo che succede, è ciò che fa la gente: rovina tutto, distrugge la propria vita. Per qualche strano motivo gli esseri umani sono distruttivi”.

Distruggere per distruggere quindi, per rovinare una promessa di felicità e di normalità che non durerebbe comunque. Così almeno la pensa l’assassino che è dentro Lou, che lo porta ad uccidere chiunque graviti intorno a lui. Questa totale assenza di logica traspare molto bene dal viso glaciale di Casey Affleck (L’assassinio di Jesse James, Gone Baby gone) molto abile nel rendere l’estraneità di Lou ai suoi stessi gesti efferati. “Volevo che il pubblico percepisse che il mondo interiore di Lou Ford è in contraddizione con i suoi comportamenti – prosegue Winterbottom - Lou è un individuo che finge di essere quello che non è e interagisce con le persone come se stesse facendo un gioco”.
Così di tanto sangue e inutili menzogne resta solo Lou, isolato, insicuro, inadeguato e spietato. Lou, il lato oscuro di un’esistenza normale.

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Thu, 25.11.2010 0

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15.01.2010

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