Il Centre Pompidou si sdoppia. A Metz nasce la succursale del museo parigino
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Un tempo erano le fabbriche i ganci più efficaci per risollevare e riqualificare una regione, oggi il mezzo migliore di rivalutazione di un’area è la cultura. Lo sanno bene a Bilbao, città periferica della penisola iberica rinata dopo la costruzione del Guggenheim da un progetto dell’archistar Frank Gehry che ha portato all’economia locale un guadagno annuo pari a duecentotrenta milioni di euro.Da allora il modello Bilbao ha fatto scuola anche oltre i Pirenei. A Metz, città francese della Lorena è infatti appena stato inaugurato un nuovo Centre Pompidou, succursale del museo parigino progettato da Renzo Piano. Settanta milioni di euro investiti per un’operazione innovativa e ambiziosa che non rimarrà isolata: è già prevista per il 2012 l’apertura di una succursale del Louvre a Lens.
Come Bilbao anche Metz punta dunque sulla cultura per cambiare faccia e abbandonare l’anima industriale e militare che l’ha sempre caratterizzata.
La mostra che inaugura l’attività del museo, Chefs-d’oeuvre?, comprende 700 opere prestate dal museo del Beaubourg e detta subito le coordinate dell’operazione Metz utili prima di tutto a zittire le polemiche in corso da anni sui prestiti intermuseali. Pesanti accuse sono infatti state sollevate in passato per opere di proprietà francese prestate ai musei della Corea del Sud, del Giappone o degli Emirati Arabi. I motivi alla base di questa scarsa generosità riguardano il rischio di allontanare i turisti dalla capitale francese, di mettere in pericolo le stesse opere nel trasporto e di dare origine a operazioni spudoratamente commerciali lontane da una vera progettualità culturale o scientifica.
Niente di tutto questo accadrà a Metz innanzitutto perché i prestiti rimangono all’interno dei confini francesi e poi perché l’unico beneficiario dell’attività del museo è il museo stesso con la regione che lo ospita che vedrà risollevare la propria cultura ed economia.
L’obiettivo del museo è riuscire a richiamare 250mila visitatori l’anno e per farlo si punta su tutto. La forma stessa dell’edificio è già un’attrazione per la sua architettura sinuosa che ricorda un cappello cinese. Ispirata all’opera del maestro dell’arte povera Shigeru Ban, si serve di materiali facilmente reperibili come legno chiaro, vetro e metallo bianco. La cupola, coperta di teflon, è capace di autopulirsi per evitare un antiestetico degradare verso il grigio.
Il museo di Metz non avrà opere sue, ma esposizioni temporanee (quindici in programma fino al 2013) con lavori messi a disposizione dal fratello maggiore parigino. Una scelta che rischia di creare legami troppo stretti tra i due musei trasformando Metz in un deposito temporaneo del Centre del Beaubourg. Pericolo scampato almeno in apparenza visto che, a giudicare l’aspetto esterno, tra i due Centres non sembra esserci alcuna affinità.
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Mon, 24.05.2010
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