
Di quartiere in quartiere, a Berlino la creatività è di casa (II)
Seconda parte – Intervista a Stefano Gualdi, fondatore di Go art, agenzia di servizi guida e programma culturali della città.
Anche per i designer è stato usato lo stesso metodo usato per gli artisti?
Certamente. Da 4/5 anni a questa parte per i designer di moda si sono aperte nuove strade. Va detto che Berlino possiede sette università che offrono corsi per fashion designer. Quindi con sette scuole di moda che sfornano ogni anno un’ondata di creatori di moda è chiaro che almeno una terza parte di essi, grazie a contributi pubblici e privati delle famiglie, prova un anno o due ad aprire un negozio e lanciarsi sul mercato. Questa strategia ha trasformato Berlino in un centro d’attrazione per tutti i creativi del mondo, dai giapponesi, agli israeliani, agli australiani. Ogni anno poi la città assegna premi in denaro e borse di studio agli stilisti e ai designer più giovani che vivono e lavorano nella capitale tedesca. A tre di loro viene inoltre offerta la possibilità di sfilare accanto alle grandi firme internazionali durante la settimana della moda.
È quello che è successo a Lala Berlin. Ci racconta la sua storia?
Lala Berlin è una creatrice di moda di origine iraniana, il suo vero nome è Laila Piadesch e fino a pochi anni fa era una redattrice di Mtv. A trent’anni ha deciso di cambiare vita per fare cose che le piacevano di più. Oggi ha una casa di moda con un certo successo ed è una delle tre stiliste emergenti scelte per sfilare accanto ai grandi nomi, già famosa a livello internazionale.
Il nome di Lala fonde lo spirito tedesco con le sue origini. In che modo?
Lala Berlin deriva dal nome Laila, di origine orientale, ma nello stesso tempo lalà in tedesco vuol dire “così cosi”. Se due berlinesi vanno al ristorante e uno dei due chiede all’altro come hai mangiato, è molto probabile che l’amico risponda: Lalà! Quindi il nome gioca su questo doppio significato.
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Tue, 13.07.2010
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