Dalla Francia all’Italia, l’avanguardia entra in accademia/Parla il nuovo direttore di Villa Medici (II)

Seconda parte - Prosegue l’intervista aEric de Chassey, neoeletto direttore dell’Accademia di Francia di Villa Medicia Roma, sulla mostra, I mutanti, in corso fino al prossimo 6 giugno.
 
Lei ha parlato del concetto di identità come tema centrale della mostra. Che identità è quella dell’uomo contemporaneo?
Non è facile definirla e infatti gli artisti presenti a Villa Medicinon ci permettono di sapere con certezza cos’è la nostra l’identità, ma ci pongono delle domande, per esempio sul perché viviamo così male l’integrazione di identità multiple tipica della società contemporanea.
 
Oltre che di identità bisogna quindi parlare di differenza, che sia di razza, di cultura, di etnia?
Effettivamente i due concetti sono legati. Credo che nella situazione contemporanea nessuno possa accontentarsi di un’identità stabile, determinata. Al contrario noi siamo il risultato di un’ibridazione di identità, che lo si voglia ammettere o no. Questi artisti lo riconoscono e cercano dei modi per esprimerlo.
 
La mostra presenta lavori di artisti contemporanei, che però non rinnegano in assoluto la tradizione. Come mai?
Per me ci sono due modelli a cui ricondurre l’identità contemporanea, uno fa tabula rasa del passato, ma non lo condivido. L’altro modello cerca di mostrare che l’ibridazione di identità è più ricca proprio perché tiene conto delle differenze culturali che la compongono. Quindi non si tratta di rigettare il passato, ma di lavorare in una sorta di continuum tra il passato, il presente e il futuro, assumere totalmente questa condizione di mutanti proprio come fanno questi artisti.
 
Quali sono i prossimi progetti che verranno presentati a Villa Medici?

Tutta l’attività di Villa Medici ruota intorno a quest’idea di ibridazione e di mutazione. La prossima esposizione che organizzeremo quest’estate si baserà su un confronto tra artisti di epoche diverse. Artisti viventi si confronteranno con i grandi maestri del passato. Inizieremo con l’americano Ellsworth Kelly, artista astratto che accosterà il proprio lavoro a quello di Dominique Ingres. In aprile ci sarà un nuovo ciclo di documentari francesi e a maggio un festival di musica rock.

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