A Berlino i cervelli in fuga approdano in ambasciata

Qualcuno li chiamerebbe cervelli un fuga, ma a guardare curriculum ed esperienze la patria da cui questi ragazzi sono fuggiti è più ideale che reale: un semplice luogo anagrafico. Parliamo degli otto artisti protagonisti della mostra “ITaliens” in corso all’ambasciata italiana a Berlino, che da tempo hanno scelto la capitale tedesca come patria adottiva, attratti dalla sua atmosfera frizzante e bohémien. Gli otto “alieni” sono Daniela Comani, Deborah Ligorio, Armin Linke, Gianluca Malgeri, Cristiano Mangione, Riccardo Previdi, Carola Spadoni e Patrick Tuttofuoco, coraggiosi, talentuosi e fortunati visto che hanno incrociato i loro destini con quelli dell’ambasciatore Michele Valensise e di sua moglie Elena di Giovanni, ideatori della mostra. Più che evento temporaneo ITaliens è un progetto culturale a lunga scadenza poiché coprirà un arco di tempo di due anni scanditi da quattro mostre. 
L’idea è quella di ridare luce e portare una ventata di novità e gioventù ad un luogo vecchio e polveroso, costruito tra il 1938 e il 1943 da Friedrich Hetzelt sotto la sorveglianza di Albert Speer come dono di Hitler all’alleato Mussolini. Così dove fino a ieri c’erano arazzi oggi si possono ammirare fotografie, installazioni e opere d’arte di varia natura, come quella di Daniela Comani in cui l’artista rievoca 365 eventi storici del XX secolo rivendicano dono virtualmente la responsabilità con frasi tipo: “Oggi ho fondato a Berlino il partito comunista” oppure “Oggi ho ucciso a Dallas il presidente Kennedy”.
L’opera di Armin Linke si basa invece sul confronto fra fotografie che hanno come oggetto paesaggi naturali e artificiali e dipinti romanticheggianti. Infine Gianluca Malgeri ha provato a portare il bosco in una stanza trasformando lo spazio a disposizione in una foresta di rami che ricorda il parco circostante del Tiergarten.

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15.01.2010

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