
“Con For you ho smesso di sentirmi Dio”. Intervista a Ian Mc Ewan (II parte)
- Series: Kunst
(seconda parte) - Prosegue l'intervista a Ian Mc Ewan autore, insieme al musicista Michael Berkeley, dell'opera in musica For you:
I temi di For you sono dunque quelli cari allo scrittore britannico, dall’ossessione sessuale, all’abuso di potere, alla menzogna, per finire con l’incomunicabilità, filo rosso di tutta la sua opera e piaga diffusa a tutti i livelli della nostra società. Da qui l’intrinseca affinità con le partiture dodecafoniche di Michael Berkeley che traducono perfettamente la quotidiana dissonanza tra gli esseri umani. Dissonanza come incapacità, impossibilità o non volontà di trovare un suono comprensibile, una melodia condivisa, quindi una comunicazione fruttuosa. Ma allora, se l’amore si trasforma in uno sterile gioco di sottomissione, se l’arte diventa uno strumento per affermarsi e affermare una smisurata volontà di potenza in che modo gli essere umani possono riuscire a stabilire legami positivi e duraturi?
“Più che parlare di incomunicabilità preferisco parlare di fraintendimento, un processo che considero una una grande opportunità nella vita come nella letteratura. I miei personaggi confondono continuamente la propria verità e quella degli altri perché sono troppo presi da loro stessi. Per superare questa distrazione e questa confusione occorre entrare nella mente dell’altra persona. È l’unico modo per avere una moralità, per scoprire e comprendere cosa vuol dire essere qualcun altro ed è una delle cose più importanti che possiamo fare per comunicare. In questo senso il romanzo è una perfetta forma di comunicazione perché ci aiuta a entrare nella mente di un’altra persona, quindi sì io credo nella possibilità di comunicare fra gli esseri umani perché credo nella letteratura”.
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I temi di For you sono dunque quelli cari allo scrittore britannico, dall’ossessione sessuale, all’abuso di potere, alla menzogna, per finire con l’incomunicabilità, filo rosso di tutta la sua opera e piaga diffusa a tutti i livelli della nostra società. Da qui l’intrinseca affinità con le partiture dodecafoniche di Michael Berkeley che traducono perfettamente la quotidiana dissonanza tra gli esseri umani. Dissonanza come incapacità, impossibilità o non volontà di trovare un suono comprensibile, una melodia condivisa, quindi una comunicazione fruttuosa. Ma allora, se l’amore si trasforma in uno sterile gioco di sottomissione, se l’arte diventa uno strumento per affermarsi e affermare una smisurata volontà di potenza in che modo gli essere umani possono riuscire a stabilire legami positivi e duraturi?
“Più che parlare di incomunicabilità preferisco parlare di fraintendimento, un processo che considero una una grande opportunità nella vita come nella letteratura. I miei personaggi confondono continuamente la propria verità e quella degli altri perché sono troppo presi da loro stessi. Per superare questa distrazione e questa confusione occorre entrare nella mente dell’altra persona. È l’unico modo per avere una moralità, per scoprire e comprendere cosa vuol dire essere qualcun altro ed è una delle cose più importanti che possiamo fare per comunicare. In questo senso il romanzo è una perfetta forma di comunicazione perché ci aiuta a entrare nella mente di un’altra persona, quindi sì io credo nella possibilità di comunicare fra gli esseri umani perché credo nella letteratura”.
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Wed, 08.12.2010
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